MARZO
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Diario dal Consiglio del 24 marzo

Le chat con Palamara al vaglio di Quinta Commissione (e non solo)

Su delibera unanime della Quinta Commissione, ogni suo componente ha ricevuto dalla segreteria una chiavetta contenente copia delle chat intrattenute da Luca Palamara. In tal modo i membri della Commissione potranno verificare direttamente l’eventuale coinvolgimento in tali chat di magistrati interessati a procedure di conferimento di uffici direttivi o semidirettivi o di conferma in tali uffici.

Si tratta di una modalità di organizzazione del lavoro che era stata già seguita dalla Quinta e anche da altre commissioni della scorsa consiliatura, in particolare dalla Quarta, volta a mettere tutti i componenti in condizione di avere piena conoscenza del materiale informativo già nella fase di studio delle pratiche. Le chat estratte dal telefono di Luca Palamara erano state oggetto già allora di un’approfondita disamina in Prima Commissione in relazione sia ai contenuti (distinti in base all’interesse che potevano o meno rivestire per le valutazioni cui è chiamato il CSM) sia all’individuazione degli interlocutori. Di questo lavoro ha potuto subito beneficiare la Quarta Commissione attuale, che in effetti lavora su fascicoli di magistrati all’interno dei quali quel materiale, quando vi sia, si trova già inserito.

Ora, sulla base di questa comune, e trasparente, condivisione di informazioni, sarà possibile svolgere una valutazione anche da parte della Quinta Commissione. I suoi componenti hanno già condiviso la necessità di una riflessione sui criteri generali e astratti, da adottare con rigorosa uniformità per tutti i magistrati, di valutazione dei contenuti di tali chat agli specifici fini dei procedimenti di nomina e conferma in uffici direttivi e semidirettivi. 

Nel Plenum rispettivamente del 15 marzo e del 22 marzo sono stati conferiti due incarichi direttivi in relazione ai quali la discussione ha investito questioni di carattere generale e sui quali noi della componente di AreaDG non abbiamo votato uniformemente.

Sulla nomina del Procuratore della Repubblica di Chieti il Plenum si è diviso tra la proposta per il dott. Giampiero Di Florio e quella per la dott.ssa Rosangela Di Stefano; ha prevalso il dott.  Di Florio, nominato con 11 voti; i voti a favore della dott.ssa Di Stefano sono stati 8, le astensioni 11, molte provenienti dai laici.

La scelta tra i due candidati presentava profili di obiettiva opinabilità; infatti, se, per un verso, il dott. Di Florio poteva vantare la titolarità di un ufficio direttivo, pur se di piccole dimensioni (la Procura della Repubblica di Vasto), per altro verso la dott.ssa Di Stefano poteva vantare una più prolungata esperienza nelle funzioni requirenti ed una approfondita conoscenza del territorio dell'ufficio a cui si riferisce il posto messo a concorso.

Antonello (che era il relatore della relativa proposta), Tullio, Marcello e Geno hanno votato per la dott.ssa Di Stefano; Francesca e Maurizio hanno preferito astenersi.

Anche per il posto di Presidente del Tribunale di Trieste la discussione ha coinvolto questioni di carattere generale. Si contrapponevano due candidati, entrambi di elevato livello professionale, con profili diversi: il dott. Igor Maria Rifiorati è consigliere della Corte d’appello di Trieste, dopo essere stato per due quadrienni presidente di sezione di tale Corte; il dott. Arturo Picciotto ha sempre lavorato in primo grado ed è presidente di sezione del Tribunale di Trieste.

Si è discusso se privilegiare il cumulo di esperienze di primo grado (pur risalente nel tempo) e di secondo grado (anche semidirettiva) o invece l’attualità dell’esperienza semidirettiva in primo grado e, precisamente, nell’ufficio di destinazione.

Il dott. Picciotto ha ricevuto 7 voti (tra cui quelli di Marcello, Tullio e Francesca) e il dott. Rifiorati ha ricevuto 22 voti (tra cui quelli di Antonello, Geno e Maurizio).

L’ultima notazione riguarda l’impugnativa del bando per il conferimento dell’incarico direttivo superiore di legittimità di Procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione su cui già abbiamo riferito nel Diario dell’11 marzo scorso.

La questione della costituzione in giudizio del CSM è ritornata nel Plenum del 15 marzo dopo il dibattito svoltosi nel Plenum del 1° marzo, a conclusione del quale era stato deliberato di rinviare la pratica alla Quinta Commissione per un approfondimento in ordine alle indicazioni da dare all’Avvocatura dello Stato sulle modalità di espletamento della difesa del Consiglio. Si rammenta che nell’impugnativa, oltre a dedursi vari profili di illegittimità del bando, si poneva in dubbio la legittimità costituzionale della disciplina risultante dalle innovazioni normative introdotte dalla l. n. 71/22 (c.d. “Riforma Cartabia”) in ordine alla legittimazione alla partecipazione ai concorsi per gli uffici direttivi superiori di legittimità.  

Alla stregua degli esiti del dibattito plenario del 1° marzo e del conseguente approfondimento in Quinta Commissione il Plenum del 15 marzo ha deliberato di invitare l’Avvocatura dello Stato a resistere in giudizio per difendere la legittimità dell’operato del Consiglio Superiore facendo “salva la delibazione che il giudice amministrativo riterrà di compiere in ordine al dubbio di legittimità costituzionale prospettato nelle difese del ricorrente”.

Francesca Abenavoli, Marcello Basilico, Maurizio Carbone, Geno Chiarelli, Antonello Cosentino, Tullio Morello

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