DICEMBRE
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Diario dal Consiglio del 9 dicembre 2023

Incompatibilità ambientale, un terreno scivoloso

C’è un incidente mortale, un importante dirigente della sanità veneta è a bordo dell’auto che lo ha causato. Intorno a lui una rete di soggetti disposti ad aiutarlo. Uno di loro, medico legale direttore di un istituto universitario di Medicina Legale, è accusato di avere falsificato la perizia autoptica di quell’incidente stradale, un altro, agente segreto, gli rivela che è intercettato nell’ambito di un’indagine penale.

C’è, tempo dopo, l’organizzazione di una cena, quando già la perizia di quel medico legale, che aveva affermato che il motociclista era deceduto un secondo prima dell’impatto per un infarto, aveva iniziato a fare rumore. Non si sa se la cena ci sia mai stata, ma si sa che tra gli invitati c’era anche il procuratore del vicino circondario.

C’è un’amicizia di lunga data tra il procuratore e il medico legale; ha coinvolto le rispettive famiglie legate da un rapporto di comparaggio. L’amicizia è ben nota nell’ambiente di entrambi. I due, nelle rispettive qualità professionali (dirigente della procura e direttore dell’istituto universitario), firmano una convenzione per lo svolgimento di perizie autoptiche e il medico legale è inserito nei turni che garantiscono lo svolgimento di attività di consulenza necessaria alla Procura.

C’è una cena in casa di un avvocato cui, tra tante persone, partecipano il procuratore e il medico legale nonché qualche altro magistrato. La presenza del medico legale sorprende lo stesso padrone di casa che aveva ipotizzato un suo diniego, dato che quello stesso giorno i giornali hanno dato notizia del sequestro del pacemaker della vittima nell’incidente stradale, trovato nel cassetto di quello stesso medico legale che all’epoca della perizia aveva dichiarato di non averlo rinvenuto. Il procuratore – che si dirà ignaro di quelle notizie di stampa – colloquia con il medico: per un po’ i due sono seduti anche allo stesso tavolo.

C’è infine una conversazione intercettata, in cui il medico legale, che è indagato in diversi procedimenti della locale procura della Repubblica, dialoga con un collega che gli propone di rivolgersi al suo caro amico dirigente dell’ufficio giudiziario confinante o ad altri magistrati a lui vicini.

Il procuratore generale viene a sapere della vicenda e si preoccupa, la segnala al CSM, comunicando che la situazione creatasi pone a disagio lui e altri colleghi nel distretto. Una conversazione intercettata in ambientale rivela che anche un avvocato è in imbarazzo per aver nominato consulente quel medico legale e lo vorrebbe sostituire.

Le indagini svolte dal procuratore generale e dallo stesso Consiglio rivelano che il medico legale, dopo che era divenuta notoria l’indagine a suo carico, nei successivi sei mesi ha assunto altri sei incarichi sulla base della convenzione con la procura ed è rimasto nei turni di reperibilità per le autopsie per un periodo ancora più lungo. Il procuratore, cui sin dalle prime notizie dell’indagine a carico del medico alcuni sostituti avevano rappresentato il problema, ha ufficializzato l’esclusione del medico dai turni solo dopo molti mesi e dopo diversi incarichi conferiti da suoi sostituti e comunque il medico ha mantenuto il ruolo di supervisore sulla base della convenzione per molto tempo ancora.

Egli ha poi imposto al proprio sostituto di revocare la nomina di un altro consulente perché non inserito nella convenzione. Questa posizione intransigente è stata assunta proprio nei confronti del professionista che aveva con forza contrastato la tesi della morte per infarto propugnata dal collega nella nota vicenda.

Sulla base di tali elementi la Prima commissione ha ritenuto di non poter archiviare la pratica e ha disposto l’apertura del procedimento per incompatibilità ambientale e funzionale di quel procuratore. Ne è seguita una seconda audizione di quest’ultimo, già sentito in fase preistruttoria dalla commissione. In questa sede ha spiegato meglio, rispetto alla prima occasione, i rapporti che lo legavano al medico, dichiarando di avere ignorato, quando si era recato alla cena, che egli era indagato e chiarendo le ragioni per cui avesse assunto una posizione rigorosa rispetto alla nomina di consulente esterno alla convenzione.

Sono sufficienti gli elementi raccolti per il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale di un procuratore della Repubblica?

Francesca, insieme alla cons. Miele, anch’ella componente della Prima commissione, ha ritenuto di sì (qui il suo intervento), in ragione della diffusa conoscenza, in diversi ambienti, delle condotte che hanno accreditato la possibile lettura che il procuratore stesse tenendo un atteggiamento di favore nei confronti del medico. Ha ritenuto ininfluenti, a tal fine, le giustificazioni fornite in istruttoria, perché l’istituto dell’incompatibilità ambientale prescinde da profili di rimproverabilità, richiedendo piuttosto che si valuti l’impatto che la situazione creatasi ha nell’ambiente; rispetto a questa nessuna incidenza possono avere le spiegazioni del procuratore volte a chiarire le ragioni delle proprie condotte.

La larga maggioranza del Consiglio ha invece ritenuto insufficiente per il trasferimento il quadro probatorio, anche alla luce dei chiarimenti forniti dall’interessato e ha votato la proposta di archiviazione.

Antonello, Marcello, Maurizio, Geno e Tullio si sono astenuti, ritenendo, per un verso che gli elementi non giustificassero un’archiviazione del procedimento e, per altro verso, che neppure bastassero, in assenza di ulteriori approfondimenti, a motivare le ragioni per il trasferimento d’ufficio del magistrato.

Francesca Abenavoli, Marcello Basilico, Maurizio Carbone, Geno Chiarelli, Antonello Cosentino, Tullio Morello

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