GENNAIO
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Diario dal Consiglio del 22 gennaio 2024

Genesi, parole e reazioni di una conferenza stampa

Il 18 gennaio scorso il Vicepresidente del C.S.M. ha tenuto una conferenza stampa per presentare all’opinione pubblica la relazione annuale sull’attività del Consiglio per l’anno 2023, predisposta ai sensi dell’art. 41 del regolamento interno e approvata dal Plenum il 22 novembre scorso.

La relazione si compone di una introduzione generale del Vicepresidente e delle relazioni illustrative predisposte da ciascuna delle dieci Commissioni consiliari, nonché dalla Sezione disciplinare, sull’attività svolta nell’anno trascorso. La sua redazione corrisponde a una esigenza di trasparenza e rendicontazione dell’attività consiliare e la sua presentazione alla stampa è funzionale a diffonderne la conoscenza al di fuori della ristretta cerchia degli addetti ai lavori.

Nel corso della conferenza stampa, tuttavia, il Vicepresidente ha svolto affermazioni – prontamente rilanciate dalle agenzie di stampa – che esulavano dal tema della presentazione dei lavori consiliari per l’anno trascorso. Ha infatti dichiarato che “il Consiglio superiore della magistratura aveva perso la funzione propria che la Costituzione gli assegna, di alta amministrazione” e non di “impropria attività di natura politica. Il Consiglio non è la terza Camera”; altresì aggiungendo che “nell’ultima parte della scorsa consiliatura il Csm aveva perso l’orientamento rispetto alle sue funzioni”.

Si tratta di affermazioni rese dal Vicepresidente a titolo personale e non condivise né da noi di AreaDG né da molti altri consiglieri.

Con l’urgenza imposta dagli strettissimi tempi della comunicazione mass-mediatica siamo riusciti a concordare con i consiglieri di Unicost e con i consiglieri Fontana e Miele un comunicato stampa, subito rilanciato dall’ANSA, di netta presa di distanza. Vi ha aggiunto la propria firma anche il cons. Scaletta di MI.

Successivamente, in serata, la stessa ANSA ha diffuso ulteriori dichiarazioni del Vicepresidente, in cui il medesimo ha asserito, tra l’altro, di non aver “mai affermato che il Consiglio abbia in passato tradito il proprio mandato costituzionale” e precisato le proprie valutazioni sulla precedente consiliatura.

Il giorno successivo anche il gruppo di magistratura indipendente ha diffuso un proprio comunicato in cui ha preso atto “delle opportune precisazioni e puntualizzazioni che sono seguite da parte dello stesso Vicepresidente”.

Non intendiamo fare polemiche su affermazioni che possono essere sfuggite nella concitazione di una conferenza stampa.

Due cose, però, ci sembra necessario precisarle: una sul profilo istituzionale del CSM e una sul giudizio relativo alla scorsa consiliatura.

Quanto alla prima, non ci appassionano le questioni nominalistiche, perché siamo consapevoli, per averlo appreso da Alessandro Pizzorusso, che “nessun progresso verso la determinazione della posizione costituzionale del potere giudiziario può conseguire a dibattiti a carattere puramente classificatorio, come ad esempio quello relativo alla qualificazione del Consiglio superiore, o degli organi giudiziari individualmente presi, o nel loro complesso, come organi costituzionali o meno, oppure quello relativo alla qualificazione del potere giudiziario come sovrano o non ed altri di questo genere”. Né riteniamo svilente il riferimento alla nozione di “amministrazione” (che è servizio ai cittadini), alta o bassa che sia; ben consapevoli, peraltro, dell’evanescenza di questi parametri altimetrici. D’altra parte, che il CSM non sia la terza Camera è un’ovvietà.

Il punto è un altro: il CSM svolge una funzione di “garanzia” attraverso un’azione caratterizzata dalla sua provenienza da un organo collegiale formato su base elettiva e, per ciò stesso, rappresentativo delle diverse visioni e idealità che attraversano la magistratura ed il Parlamento; visioni e idealità che non sempre – e, comunque, non necessariamente – sono riconducibili a un “idem sentire” suscettibile di essere rappresentato all’esterno in termini unitari.

Le divergenze che fisiologicamente esistono – ed è un bene che esistano, in un sistema democratico – tanto nella magistratura quanto nel Parlamento emergono specularmente anche nel CSM e si riflettono pure nelle relative scelte di amministrazione attiva (che non sono neutre, ma esprimono, inevitabilmente, anche opzioni valoriali), per risolversi   attraverso il meccanismo democratico del voto; il tutto nell’ambito di un equilibrio che, grazie ai criteri di composizione dell’Organo, riesce a “evitare tanto la dipendenza dei giudici dal potere politico, quanto la chiusura degli stessi in caste autoreferenziali” (C. cost. n. 16/2011).

Quanto al giudizio sulla scorsa consiliatura, ci pare che le tristi vicende dell’Hotel Champagne, a cui il Vicepresidente ha fatto riferimento nelle precisazioni da lui rese dopo la conferenza stampa, lungi dal dimostrare che il CSM volesse far politica, dimostrino piuttosto come (una parte della) politica volesse interferire nel governo autonomo della magistratura.

Sotto altro aspetto, quelle vicende hanno fatto emergere la larga diffusione di prassi di correntismo deteriore: lo scorso Consiglio non si è sottratto al dovere di accertare le responsabilità dei singoli e di trarne le dovute conseguenze con riferimento alle decisioni di propria competenza (valutazioni di professionalità; conferme per incarichi direttivi e semidirettivi; trasferimenti di ufficio per incompatibilità territoriale o funzionale; disciplinare). Ovviamente le valutazioni degli esiti di tali accertamenti nell’ambito dell’attività di governo autonomo della magistratura sono state condizionate dalla diversità degli approcci al tema seguiti dalle diverse componenti consiliari e dagli equilibri esistenti tra tali componenti (non diversamente, del resto, da quanto accade quotidianamente nella nostra consiliatura).

Ma davvero non possiamo condividere una lettura così svalutativa degli ultimi anni della storia del CSM.

Francesca Abenavoli, Marcello Basilico, Maurizio Carbone, Geno Chiarelli, Antonello Cosentino, Tullio Morello

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