Metodo elettorale per il CSM

Un’alzata di scudi contro il modello Luciani

Nell’ultimo CDC MI, assecondata dai gruppi di A&I e 101, ha tentato di riproporre sistemi di elezione che di fatto conserverebbero l’assetto vigente, grazie al quale sono stati i vertici correntizi a scegliere le poche candidature al Consiglio. L’ANM ha respinto questa soluzione, che andrà contrastata anche nel futuro, per favorire un voto espressivo della volontà dei territori e non ostacolare i candidati indipendenti

Al CDC dell’ANM del 7 novembre abbiamo assistito ad una netta alzata di scudi contro il modello proposto dalla commissione Luciani per le elezioni del CSM.

In prima battuta MI ha presentato un documento che, una volta criticato il metodo basato sul voto trasferibile (Luciani), esprime il proprio favore per uno diverso, che: 1) sia basato su collegi elettorali di grandi o medie dimensioni plurinominali, nell’ambito del quale venga eletto un numero di 3 o 4 componenti del Consiglio; 2) sia caratterizzato da un meccanismo di voto con preferenza unica.

In seconda battuta, MI ha ritirato il documento iniziale per indicare delle proposte alternative, arroccandosi sulla netta chiusura al modello Luciani e all’introduzione del meccanismo del voto singolo trasferibile. Tale mozione, ricevuti i consensi di A&I e dai 101, non ha ottenuto la maggioranza e, fortunatamente, non è divenuta la posizione ufficiale dell’ANM.

La lettura complessiva della vicenda consente facilmente di capire come MI, con il convergente supporto delle altre due rappresentanze, voglia sostanzialmente mantenere immutato il sistema elettorale vigente di tipo uninominale e maggioritario con voto singolo, compiendo un’operazione di pura immagine, volta a sostituire il collegio unico nazionale con più collegi plurinominali, ma sempre di tipo maggioritario e caratterizzato da poche candidature espresse evidentemente dall’alto, poiché non scelte dagli elettori con il voto

AreaDG ha sempre ribadito che le storture evidenziate dalle vicende dell’Hotel Champagne e dal disvelamento di alcune conversazioni tra componenti del CSM, fossero in parte determinate da un sistema elettorale che induce a presentare pochi candidati e quindi attribuisce una scarsa possibilità di scelta agli elettori: un sistema che consente l’espressione di un unico voto di preferenza, il quale diventa fortemente condizionabile dai meccanismi di appartenenza correntizia e controllabile ex post. Peraltro, la riduzione dei candidati favorisce la loro designazione dall’alto, da parte dei vertici, palesi od occulti, delle correnti e crea un forte rapporto di dipendenza degli eletti rispetto a chi li ha designati. Infine, quel sistema ha da sempre penalizzato i candidati indipendenti.

A seguire le indicazioni di MI tale sistema verrebbe perpetrato per il futuro, attraverso una legge elettorale molto simile, che sostituisce soltanto il collegio unico nazionale con più collegi di medie dimensioni, ma riproduce di fatto, su scala minore, esattamente le stesse dinamiche.

 

Riteniamo che una simile posizione non sia accettabile e vada contrastata con grande fermezza.

Diversamente da MI, siamo convinti che l’unico modello in grado di ridimensionare in modo consistente il peso delle correnti e restituire piena libertà di scelta agli elettori, tra quelli in esame, sia proprio quello proposto dalla commissione Luciani.

8 novembre 2021