Antony JEAN/SOS Mediterranee - sosmediterranee.it
Comunicato

Fateli sbarcare subito

Ancora ostacoli frapposti dal Governo italiano al diritto di asilo, ancora respingimenti verso la Libia di uomini, donne e bambini cui si nega il diritto a richiedere la protezione internazionale nell’Unione Europea

I mezzi di informazione riferiscono che da diversi giorni tre navi di ONG, con a bordo 985 migranti soccorsi in acque internazionali, sono in attesa dell’assegnazione di un porto sicuro.   

Sulla Ocean Viking di Sos Mediterranee, attualmente al largo di Malta, sarebbero 234. Tra loro oltre 40 minori non accompagnati, molti dei quali riporterebbero segni evidenti di torture e violenze subite in Libia.   

La Geo Barents di Medici senza frontiere, che si trova nel tratto di mare a sud-est della Sicilia, avrebbe soccorso e imbarcato 572 persone, compresi 66 minori.   

Resterebbero ancora 179 persone invece, dopo l'ultima evacuazione medica, sulla Humanity 1, al largo delle coste catanesi. 

Dobbiamo ancora una volta (da ultimo lo abbiamo fatto in Esternalizzare il diritto di asilo non le frontiere) ricordare che il diritto di asilo è garantito dall’art. 10, co. 3, della Costituzione italiana,  dagli artt. 18 e 19 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’ Unione europea  e dalla Convenzione di Ginevra delle Nazioni Unite del 1951 e che coessenziale ad esso è il diritto a presentare senza ritardo una domanda di protezione internazionale nell’ Unione europea, dove vige un sistema comune di protezione del diritto d’asilo.   

Lo abbiamo evidenziato di recente anche nel convegno sul diritto di asilo in tempo di guerra nel corso del quale abbiamo raccolto drammatiche testimonianze. 

Si succedono inoltre, una dopo l'altra, le proroghe “automatiche” del memorandum Italia-Libia, l’ultima delle quali per altri tre anni a partire dal 2 novembre,  nonostante  Amnesty International (Libya/EU: Conditions remain ‘hellish’ as EU marks 5 years of cooperation agreements), dimostri che, ancora oggi, “uomini donne e bambini rimpatriati in Libia devono affrontare detenzioni arbitrarie, torture, condizioni disumane, stupri, violenze sessuali estorsioni, lavori forzati ed uccisioni. Invece di affrontare queste continue violazioni dei diritti umani, il governo libico di unità nazionale continua a essere complice degli abusi e a rafforzare l’impunità”.

Come giuristi dobbiamo segnalare che, in queste condizioni, l’accordo con la Libia costituisce una palese violazione del principio internazionale di non respingimento (non refoulement). 

In questo modo, si contribuisce inoltre a finanziare i “centri di accoglienza” libici,  autentiche prigioni  all’interno dei quali si consumano “crimini contro l’umanità”, per usare le parole della Missione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite (https://reliefweb.int/report/libya/report-independent-fact-finding-mission-libya-ahrc4883-enar). 

Si impedisce inoltre, negando l’assegnazione di un porto sicuro, il soccorso in mare di persone in stato di necessità e a rischio di morte. La Corte di Cassazione ci ha ricordato che “l’obbligo di prestare soccorso dettato dalla Convenzione internazionale Sar di Amburgo non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro (cd. place of safety)” (Cassazione n. 6626/2020). 

 Soccorrere è obbligo giuridico oltre che morale di uno Stato democratico.