COMUNICATO

Il CSM approva la risoluzione in materia di avocazione

Il documento approvato dalla settima commissione fornisce una soluzione equilibrata a molti dei problemi sollevati dopo la modifica delle norme che disciplinano i rapporti tra Procuratori Generali e Procuratori della Repubblica

Con l’approvazione in Plenum della risoluzione “Nuova disciplina dell’avocazione ex artt. 412 e 407 co. 3 bis c.p.p.: Risoluzione in attuazione dell’art. 21 della circolare sulle Procure; profili ordinamentali, assetti degli uffici requirenti e misure organizzative” il Consiglio Superiore della Magistratura compie un nuovo, importante passo in avanti lungo il percorso disegnato dalla Circolare sulle Procure.  

Anche in questo caso il dato di partenza è una modifica normativa, quella degli art.407 e 412 c.p.p., preceduta da pareri negativi dello stesso Consiglio e dell’ANM, ed una volta entrata in vigore immediatamente accompagnata da molte e serie preoccupazioni in merito alle sue ricadute organizzative, alla prospettazione di una diffusa utilizzazione dell'applicazione dei magistrati di primo grado nelle procure generali, al timore di una lettura dell'istituto in chiave gerarchica e disciplinare.

Riproponendo il metodo, inaugurato dal Consiglio ed in particolare dalla Settima Commissione proprio in occasione della Circolare sulle Procure, dell’ascolto delle proposte e delle interpretazioni provenienti dagli Uffici requirenti  di primo e di secondo grado, svolgendo un’analisi del dato normativo in sinergia col parallelo lavoro di orientamento ex art. 6 del Procuratore generale presso la Cassazione, la Settima Commissione (Presidente Nicola Clivio, in composizione allargata a tutti i togati in quota  requirenti) con il documento elaborato ed oggi definitivamente approvato dal Consiglio affronta, fornendo una soluzione equilibrata ed utile sul piano operativo, buona parte dei problemi applicativi prospettatisi fin dall’entrata in vigore di queste novità legislative.

I punti significativi:

  1. l'indicazione dell'avocazione come discrezionale, facoltativa e non obbligatoria (la si definisce, nella risoluzione, "selettiva") e come conseguenza di inerzia "decisionale" e non già di incolpevoli fasi di stallo del procedimento;
  2. una previsione generale e preventiva dei astrattamente avocabili allo scadere del termine definitorio previsto dalla legge (con una precisa elencazione dei casi in cui dovrà essere escluso qualsiasi automatismo, casi ai quali potranno eventualmente aggiungersi quelli che i Procuratori Generali, in sede di progetto organizzativo ovvero di protocollo con i Procuratori della Repubblica, riterranno di adottare per rendere razionale e trasparente il potere di avocazione);
  3. la rigorosa limitazione dell'istituto  dell'applicazione in secondo grado, a seguito dell'avocazione con esclusione assoluta di un magistrato diverso da quello che ha seguito il procedimento in primo grado;
  4. un richiamo alla ulteriore massima prudenza  nell'utilizzazione dell'istituto nei delitti di mafia e terrorismo per le ragioni analiticamente espresse nel paragrafo 9 della risoluzione;
  5. la espressa esclusione che l'istituto possa essere letto ed utilizzato in chiave disciplinare o paradisciplinare come strumento  di controllo e verifica delle modalità di conduzione delle indagini da parte del magistrato assegnatario (si legga il paragrafo 10 del documento).

Non va sottovalutata inoltre la richiesta, contenuta in questa risoluzione e rivolta a Ministero e DGSIA, di  tempestivi adeguamenti di SICP per consentire l'estrazione dei dati utili per le valutazioni in ordine alle avocazioni; alla definizione di contenuti e scelte importanti, come quelle espresse da questa risoluzioni, deve infatti associarsi una visione complessiva dell’organizzazione, luogo nel quale le scelte di sostanza si traducono in realtà operativa.

Rileggendo il Programma con cui AreaDG quattro anni fa votò la rappresentanza togata al CSM vogliamo riconoscere al gruppo consiliare di AreaDG di avere lavorato tanto e di avere lavorato bene per l'affermazione di una ritrovata centralità del CSM nel settore dell'organizzazione degli uffici requirenti, restituendo ai magistrati delle Procure, a beneficio dell'intera magistratura,  la consapevolezza di poter avere nel Consiglio il proprio puntuale riferimento.

Questa risoluzione (al prossimo Consiglio il compito di vigilare sulla sua corretta e diffusa applicazione) si va ad aggiungere alla Circolare sulle Procure, alla risoluzione sulle priorità ed quella sull'antiterrorismo, senza dimenticare gli interventi in materia di art.6 e di intercettazioni. Con un’azione non impositiva ma di autorevole indirizzo il Consiglio oggi offre una risposta complessiva alle modifiche in materia di avocazione (anche quelle foriere di tensioni e ricadute non ben valutate) volta a ricondurlo in termini di sostenibilità giuridica ed organizzativa.