Riformare
il sistema delle nomine

Riteniamo che sia urgente una riforma del sistema delle nomine, sia per la dirigenza giudiziaria, sia in Cassazione ed al Massimario e che questo debba essere uno degli obiettivi del nuovo Consiglio Superiore della Magistratura.

Sul tema della riforma del T.U. sulla dirigenza giudiziaria da tempo il gruppo di AreaDG ha avviato una riflessione interna che dall’Assemblea generale del novembre 2016 e dai lavori del Congresso di AreaDG del maggio 2017, è approdata all’elaborazione di una serie di proposte illustrate nel documento del Coordinamento nazionale del giugno 2017 e poi nelle “Dieci proposte per le nomine” sulle quali vi è stato un ampio e partecipato confronto nelle assemblee locali e negli incontri organizzati durante le nostre primarie, nonché nel Seminario nazionale tenutosi a Napoli il 13 aprile scorso.

Il metodo seguito è stato quello dell’apertura al confronto con tutti i colleghi, cui è stato chiesto non un voto plebiscitario, né di esprimere un secco “sì” o “no”, ma di contribuire con le proprie idee e la propria intelligenza ad elaborare una proposta condivisa per riportare a razionalità il sistema e restituire autorevolezza al Consiglio.

I risultati di questo lavoro corale hanno chiaramente indicato che l’innovazione non può avvenire attraverso la riesumazione di un vecchio sistema che aveva dato una cattiva prova, ma attraverso una profonda e articolata riforma i cui punti salienti costituiscono i primi due punti del nostro programma per il nuovo CSM.

Alla base tre idee di fondo:

  • Il recupero della RESPONSABILITÀ POLITICA del Consiglio e dei suoi componenti nell’esercizio della discrezionalità
  • Il metodo di lavoro fondato sulla TRASPARENZA, INFORMAZIONE E PROCEDIMENTALIZZAZIONE
  • La VALORIZZAZIONE DELL’ESPERIENZA PROFESSIONALE ACQUISITA quale minimo comune denominatore in tutte le procedure di selezione

Noi vogliamo un Consiglio Superiore autorevole, che difenda l’indipendenza interna ed esterna della magistratura, libero dalle logiche consociative e da pratiche di scambio.

Un obiettivo la cui realizzazione richiede anzitutto una sana autocritica, che chiama in causa tutti i gruppi della magistratura associata rispetto ad errori e pratiche da cui nessuno può avere la presunzione di tirarsi fuori. Ma il cui riconoscimento costituisce passaggio ineludibile per un reale cambiamento a difesa del nostro Autogoverno.